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lunedì
20 aprile 2009
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F
843.914 JOU
Darima Al-Joundi, Mohamed Kacimin
QUANDO
NINA SIMONE
HA SMESSO DI CANTARE
Einaudi, 2009
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Darina è una donna giovane e bella. Una donna
troppo libera in una città dilaniata dalla guerra dove essere donne non è
facile ed essere libere è solo un sogno. O una condanna.
'Assim è suo padre. Un intellettuale laico in esilio, innamorato
dell'alcol, del poker e del jazz, che insegna alla figlia il piacere del
buon vino, l'amore per la letteratura e ad esser sempre - contro tutti i
venti e le maree - libera e ribelle. Libera dalle regole, dalle tradizioni,
dalle religioni, dagli uomini e dai mariti, da tutti quelli che pensano, ad
esempio, che la verginità sia una dote per la donna. Ma a Beirut è
l'inferno. Bombardamenti, massacri, fame, isolamento. Una lunga, agonizzante
guerra civile. L'unica legge è quella delle armi. Per gli adolescenti che
vivono lì la guerra con la sua adrenalina è una droga, come lo è
l'hashish o il sesso che si fa per dimenticare l'orrore o la roulette russa
che si prova per sentirsi vivi. Darina lo sa e sperimenta tutto fino in
fondo e fino in fondo paga le conseguenze della sua folle ribellione. Poi
una notte, dopo la morte del padre, viene picchiata e rinchiusa dalla sua
famiglia in manicomio dove l'unico modo che ha per sopravvivere è fingersi
pazza e scrivere su fogli immaginari la sua storia. Questa storia.
Una storia vera, scioccante, autobiografica, raccontata ad alta voce. Pagina
dopo pagina, con grazia e determinazione, disincanto e ironia, Darina
ricorda, denuncia, grida. Grida la violenza e l'intolleranza, i
bombardamenti e gli stupri, il sesso facile e disperato, il ricordo dei
tanti uomini goduti e consumati come bottiglie di whisky, le sfide con la
morte, il dolore per il padre che ha perduto, il lutto per un paese
bellissimo che si sta distruggendo a poco a poco.
Alla fine della lettura Darina è in piedi: una donna fiera e piena di vita
pronta a regalarci la sua grande e irrefrenabile gioia di vivere.
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